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Fraz. Celat n. 54 - 32020 S. Tomaso Agordino (BL) - IT
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Storia e Arte

Abitato fin dal Medioevo, San Tomaso Agordino faceva parte del capitaniato di Agordo e costituiva una regola-comunione familiare a sé. Nella frazione a fondovalle di Avoscan sorgeva, nel XIV secolo, il castello dei conti Avoscano e sul territorio si contavano numerosi mulini.

Un po’ di storia…
Non ci sono riferimenti sulle origini di San Tomaso, ma grazie ai toponimi possiamo fare qualche supposizione. Nel fondovalle si trovano i villaggi di Sala (un tempo territorio di San Tomaso) e Avoscan: il primo nome è di origine longobarda, il secondo forse è romano (le Augustanae Clausurae erano dei presidi militari tardo imperiali) quindi si può pensare che già in quel periodo ci fossero degli insediamenti. Nel 1319 è citata la regola di San Tomaso, per un contenzioso con una regola limitrofa per l’uso dei pascoli. Si parla delle frazioni di Costoia e Canacede e si scopre che San Tomaso era organizzato in una Regola, una forma di gestione dei beni comuni molto efficiente in territorio montano. Nel XIV secolo, l’Agordino fu governato per circa quarant’anni dagli Avoscano, che avevano il proprio castello proprio ad Avoscan. La famiglia acquisì prestigio in tutto il bellunese, alleandosi con gli Scaligeri e con l’Imperatore Carlo IV. Il capostipite Guadagnino e il figlio Giacomo crearono un impero economico con i diritti sulle miniere del Fursil, dove si estraeva un minerale pregiato per la costruzione di spade. Passando alla storia recente, sono ancora parzialmente visibili, salendo verso Spiz de la Cros, le trincee costruite durante la Prima Guerra Mondiale, mai utilizzate però nei combattimenti perché erano una “seconda linea” in caso di problemi sul fronte principale delle Cime Dolomitiche.

Le chiese e l’arte
I luoghi di più grande valore artistico sono le chiese. La chiesa parrocchiale di Celat, intitolata a San Tommaso Apostolo, è la più antica. In un documento del 1361 si parla della sua riconsacrazione (non è noto se a seguito di profanazioni o se dopo dei rifacimenti). La struttura originale è in stile gotico, con frammenti di a reschi del Cinquecento sulla parete sinistra, dei quali la “Risurrezione” è la porzione meglio conservata e di maggior pregio. La chiesa era affrescata anche sulla parete di destra, dove erano raffigurate la Natività e l’Ultima Cena. L’altare maggiore, del Seicento e opera di F. Frigimelica, ra gura S. Tommaso e S. Bartolomeo ai piedi della Madonna. Gli altari laterali sono del Settecento, dipinti da A. Cimador, ed erano in origine post frontalmente sulle pareti corte vicino all’abside. Gli affreschi più recenti sono nell’abside, dipinti nel 1948 da A. Favaro, che si ispirò anche ad alcuni abitanti del paese. Un altro gioiello della chiesa è l’organo costruito nel 1802 da G. Callido, il miglior organaro veneto del tempo, strumento antico dal timbro sublime. Sono presenti altre chiese minori, altrettanto suggestive. A Pecol si trova una cappella edificata nel 1661 come voto dopo la frana che coinvolse l’abitato; a Ronch è presente la chiesa dedicata allo Spirito Santo, costruita nel 1912 per la devozione di Giuliana Zanol; ad Avoscan si trova la chiesa più recente, dalle forme contemporanee, terminata nel 1971 e intitolata alla Madonna Assunta. Di fronte alla chiesa Parrocchiale era presente la Schola dei Battuti, nei secoli trasformata nella canonica. Rimane nella sala parrocchiale (un tempo luogo di culto per i Battuti) un prezioso affresco cinquecentesco ad opera di Giovanni da Mel, raffigurante La Madonna col Bambino. Oltre all’arte nelle chiese, guardatevi un po’ attorno: ci sono capitelli votivi disseminati su tutto il territorio e sulle case del paese potete trovare più di trenta affreschi e dipinti, alcuni antichi e altri recenti, che testimoniano la devozione delle persone e anche la volontà di abbellire le proprie dimore con delle opere d’arte.

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